Una leggenda aleggia tra le brume di pioggia che abbracciano le distese di boschi e pascoli in cui si inserisce la frazione Cerreto. Una leggenda che tutti sanno e che tutti raccontano. Protagonisti sono una scrofa, un pozzo/palude d’acqua ed un quadro, raffigurante il Santo Felice, che miracolosamente viene rinvenuto in questo pozzo in cui la scrofa era andata a bere o a rinfrescarsi. Il quadro viene ripulito e gli abitanti del luogo, in più circostanze, intendono portarlo in una delle Chiese di Vastogirardi per conservarlo, ma una volta una pioggia torrenziale, un’altra un cavallo imbizzarrito ed altri segni convincono gli abitanti che “quel” quadro non voglia spostarsi da lì e dunque vi innalzano un piccolo luogo di culto, inglobando anche il pozzo. Da questo pozzo pare fuoriuscisse acqua miracolosa, tanto che sia donne incinte vi si recavano a piedi, da vicino e da lontano (l’acqua di San Felice pare aiutasse le donne a produrre latte), per prelevarne acqua e portarla con se, sia malati che da tale acqua confidavano guarigione. Nella memoria dei locali si tramandano in particolare la guarigione di un nobile bolognese e diversi altri episodi di prodigi a favore di giovani donne. (Tratto da: Il culto di San Felice da Cantalice a Cerreto di Vastogirardi. Testi di Ida Di Ianni, progetto grafico a cura di Tobia Paolone. Volturnia Edizioni, Cerro al Volturno (IS) 2010.)