Vastogirardi è situato a 1.200 metri di quota ed è posto in prossimità delle sorgenti del fiume Trigno. Il territorio è inserito in un comprensorio ricco di testimonianze di epoca sannitica. Queste possono distinguersi in cinte fortificate e in aree sacre, gli unici segni che rimangono di questa antica civiltà, della quale tardano ad affermarsi entità urbane vere e proprie. In località Sant’Angelo vi sono i resti di un tempio italico al quale si è sovrapposta in età longobarda la Chiesa di Sant’Angelo e di un edificio porticato, ambedue del II secolo a.C. Del periodo romano rimangono poche tracce. Nella frazione Cerreto, nella parte bassa dell’agro di Vastogirardi attraversata dal tratturo Celano-Foggia, vi è una lapide databile all’epoca augustea, collocata sulla facciata principale della cappella di San Felice.

In età longobarda Vastogirardi faceva parte della Terra Burrelliensis, la contea dei Borrello, un vasto ambito territoriale che si estendeva tra Abruzzo e Molise, al confine fra i ducati di Benevento e Spoleto. In questo periodo si sviluppa anche la presenza benedettina nella zona; dipendente dal monastero di San Vincenzo al Volturno, sorge a Vastogirardi un cenobio coevo a quelli di Agnone, Civitanova, Pescolanciano e San Pietro Avellana. Quest’ultimo, posto ai margini del territorio comunale di Vastogirardi, acquisterà una notevole importanza nell’area altomolisana. Nello stesso arco temporale nascono numerosi insediamenti come colonie di San Vincenzo al Volturno, che presentano la tipologia di villaggi fortificati, privi della rocca, a cui può essere assimilato il Castello di Vastogirardi che, a differenza degli altri, è un insediamento soggetto alla dominazione feudale. La costruzione dei castelli in questa parte della regione può essere collegata all’esigenza di difesa dalle incursioni dei Saraceni che intorno all’VIII-IX secolo arrivarono a saccheggiare San Vincenzo al Volturno.
Alla fase storica normanna (X-XI secolo) si fa risalire l’origine del nome del paese per il passaggio di un condottiero, tal Giusto Girardi, che partecipò, secondo la leggenda popolare, alla prima crociata. (Tratto da: Almanacco del Molise. Il Borgo fortificato di Vastogirardi. Francesco Manfredi Selvaggi. Edizioni Enne, Campobasso 1991.)


Prima dell’attuale denominazione, il paese assunse nel corso dei secoli diversi nomi: Castrum Girardi e Castel Girardo nel XIII secolo, Rocca Girardo nel XIV secolo, Guasti Belardi nel XV secolo, Guardia Giraldo e Guardia Girardo nel XVI secolo e, non prima della metà del XVIII secolo, Vastogirardi. Ciò attesta che Vasto e Guasto sono voci aventi lo stesso significato ed equivalenti a Rocca e Guardia, cioè difesa e custodia. Girardi, Belardi e Giraldo sono un medesimo nome variamente deformato nel tempo e pertinente con ogni verosimiglianza al fondatore del feudo, Giusto Girardi.

       

ù All’avvento della monarchia angioina era in possesso di Vastogirardi Raimondo di Maleto; tuttavia, avendo Carlo I d’Angiò nel 1279 indetta la rassegna dei diplomi giustificativi del possesso dei feudi, Raimondo di Maleto ne risultò sfornito e probabilmente venne dichiarato decaduto dal godimento del feudo. Il feudo passò quindi a Restaimo Cantelmo, il cui figlio Giacomo lo alienò con diritto di recessione a Corrado Acquaviva nel 1310; egli ed i suoi successori detennero Vastogirardi appena un ventennio. Nel 1384 il feudo, tornato al Demanio della Corona, fu concesso dalla Regina Margherita di Durazzo ad Andrea Carafa, signore di Forlì del Sannio, la cui famiglia lo detenne sino al 1404, quando passò ai Castelmauro e da questi ai Mormile (sino al 1430). In quell’epoca Vastogirardi divenne feudo dei Caldora sino al 1442. Durante la reggenza aragonese, il feudo appartenne ai d’Aquino per poi passare nella prima metà del XVI secolo ai d’Avalos, casa marchesale di Pescara.

I d’Avalos nel 1559 venderono il feudo a Fabio d’Afflitto, conte di Trivento, il quale dopo circa un ventennio di reggenza, lo cedette a Giovan Leonardo Petra, alla cui discendenza si deve la ristrutturazione del Castello e del palazzo baronale, come attestato da una lapide che sovrasta il portale d’accesso principale. Nel 1689 Carlo Petra fu decorato Duca di Vastogirardi da Re Carlo II; suo figlio Vincenzo fu nominato Cardinale nel 1724. Nel 1799 Vastogirardi fu compreso nel Dipartimento del Sangro e nel Cantone di Agnone; nel 1807 venne assegnato al Distretto di Isernia e fatto capoluogo di Governo dei Comuni di Capracotta, Caccavone, Pescolanciano, Castelluccio in Verrino, Castiglione, Carovilli, Castel del Giudice e Pescopennataro. Nel 1811 Vastogirardi fu compreso nel Circondario di Capracotta, mentre nel 1816 passò al Circondario di Carovilli. (Tratto da: Il Molise, dalle origini ai nostri giorni – Volume III, Il Circondario di Isernia. Giambattista Masciotta. Tipolitografia Lampo Editrice, Campobasso 1984.)
L’attività economica prevalente della popolazione di Vastogirardi è sempre stata la pastorizia. Essa viene organizzandosi in forme comunitarie anche in funzione della transumanza verso i pascoli pugliesi. I proprietari degli armenti si riuniscono in Confraternite religiose al vertice delle quali si avvicendano, annualmente, i rappresentanti delle varie famiglie. La maggiore delle Confraternite è quella del Santissimo Sacramento, a cui è intitolato fin dal XVIII secolo l’altare maggiore della Chiesa parrocchiale. Alla stessa Chiesa di San Nicola facevano capo altre Confraternite, ognuna delle quali ha una propria cappella: del Santissimo Sacramento, del Carmine, del Rosario e di Sant’Antonio di Padova. Le proprietà delle Confraternite, otre a vari terreni ed abitazioni, sono costituite, alla metà del XVII secolo, da 731 ovini e 169 bovini, dei quali 369 ovini e 153 bovini appartengono alla Confraternita del Santissimo Sacramento. È questa sicuramente molto importante e non solo a livello locale, tanto che si racconta che per l’apertura della celebre fiera si attendeva l’arrivo a Foggia dei pastori della Confraternita del Santissimo Sacramento di Vastogirardi, i quali erano riconoscibili dai simboli posti sull’abito, insieme a quelli di Pescocostanzo. Anche il feudatario possedeva un grande numero di beni gestiti da un amministratore che, sulla base di un documento d’archivio, alloggiava in un pezzo del fabbricato del Castello, il quale nel 1608 fu ceduto alla parrocchia e ristrutturato nel 1686. (Tratto da: Almanacco del Molise. Il Borgo fortificato di Vastogirardi. Francesco Manfredi Selvaggi. Edizioni Enne, Campobasso 1991.)   

Dagli inizi del secolo scorso Vastogirardi è passato da 2.800 agli attuali circa 800 abitanti. Antico paese formato da casali sparsi abitati da pastori, abituati a muoversi lungo i tratturi e a stare per mesi lontani da casa, dopo la crisi della transumanza e a seguito del fiscalismo sabaudo, costante è stato il fenomeno migratorio, prima verso l'America Latina, poi verso gli USA, specie dopo il 1918.

La maggiore comunità di oriundi si trova tuttavia nella regione canadese dell’Ontario (600); segue Denver (USA) con 400 oriundi. Nel secondo dopoguerra l’emigrazione si è diretta prevalentemente in Europa, specie in Germania e Svizzera, ove vivono 100 oriundi. Molti vastesi vivono in città italiane ma conservano le proprie abitazioni a Vastogirardi, ove fanno ritorno specie nel periodo estivo.
Il Comune di Vastogirardi comprende nella propria giurisdizione territoriale due frazioni: Cerreto e Villa San Michele