Datata al XVIII secolo, la sua esistenza si fa tuttavia risalire già prima del 1649 nell’inventario dei beni detti “stabili” nonché in quelli “mobili” con frutti e rendite della Chiesa parrocchiale di San Nicola del “Vasto Girardo” – Confraternita del Santissimo Sacramento e delle altre cappelle delle contrade del villaggio. (Tratto da: La mia gente – Il Comune di Vastogirardi. Mario Milano. Verona 1974.)
Sorta sulle fondamenta di una cappella preesistente, il suo nome è legato in primo luogo ad una leggenda, quella della “migrazione” della Madonna delle Grazie dalla cappella a lei dedicata a Minervino Murge, nelle Puglie, dove la stessa è venerata in immagine con il nome di Madonna del Sabato. Molto più verosimilmente la statua vi fu trasportata dai pastori transumanti di Vastogirardi.
L’esterno della Chiesa non è particolarmente interessante e non fa minimamente immaginare la notevolissima qualità della sua architettura interna. Sicuramente è la più bella Chiesa molisana del primo Novecento, sebbene la sua conformazione planimetrica ripeta il consueto modulo a tre navate. La particolarità sta nella snella articolazione delle colonne, estremamente agili, che riflettono in maniera coerente un gusto di fine Ottocento arricchito da citazioni culturali che si traducono in un ricco apparato decorativo eseguito a stucco. Dai quattro medaglioni con le teste di illustri compositori che ornano il parapetto della cantoria, alle astrazioni simboliche che si richiamano ai santi ospitati nei sottostanti altari. Belle le statue di San Vincenzo Ferreri con le ali, San Giuseppe col bastone fiorito, Santa Filomena con l’ancora, la Madonna Incoronata sull’albero, San Michele con Lucifero, la Madonna con l’Angelo Gabriele, San Liborio Vescovo, la Madonna col Rosario, Sant’Antonio con il Bambino ed infine San Domenico dei serpari che regge in una mano il libro con il ferro di cavallo mentre con l’altra mostra il suo dente che ricorda l’originale conservato a Cocullo. La statua più bella è quella settecentesca della Madonna delle Grazie posta sull’altare maggiore. Il popolo di Vastogirardi volle ricordare in una lapide del 1911 che il merito di quest’architettura fu del compaesano Vincenzo Liberatore che tutto intento all’invito delicato dell’anima sua ebbe l’idea d’instaurare questo tempio. (Tratto da: Luoghi antichi della Provincia di Isernia. Franco Valente. Edizioni Enne, Campobasso 2003.)
Proprio dal 1911, il primo e il due luglio di ogni anno, la Chiesa è protagonista di una delle rappresentazioni popolar-religiose più caratteristiche e pittoresche del Molise: il “Volo dell’Angelo”. A dare inizio a questa sacra rappresentazione fu Vincenzo Liberatore che, tornato dalle Americhe, in occasione del completamento del restauro della Chiesa, istituì il sacro rito in onore della Vergine delle Grazie. La prima bambina che tenne a battesimo questo rituale fu proprio sua figlia, Maria Liberatore. Protagonista del “Volo” è una fanciulla vestita d’angelo che, assicurata ad un solido cavo d’acciaio per mezzo d’una imbracatura di cuoio, imbottita e foderata di velluto, attraverso un sistema di carrucole, percorre più volte un tragitto di circa 40 metri ad un’altezza di pochi metri dal suolo. L’Angelo “vola” dal balcone di una casa fino alla statua della Madonna che, in tale occasione, viene esposta davanti alla facciata della Chiesa. Ogni volo è scandito da un dono che l’Angelo offre alla Vergine delle Grazie.