Il bel complesso culturale si trova nei pressi dell’abitato di Vastogirardi, alla quota di 1150 metri s.l.m. Il monumento, situato al margine di un breve pianoro che interrompe le pendici del Monte Capraio, il località Sant’Angelo, non lontano dal centro fortificato del Monte Cavallerizzo (un recinto urbano in opera poligonale, risalente ad età sannitica), è di notevole interesse per dimostrare il concetto appena esposto, sia per le sue evidenza materiali, sia per la stratificazione contenuta nella singolare denominazione.
Il luogo di culto si trova nei pressi di una copiosa sorgente, forse all’origine del valore religioso dell’area ed è oggi ridotto allo stato di rudere. Nel sito vi sono due edifici sovrapposti l’uno all’altro: un tempio italico ed una Chiesa di età medievale. Le evidenze archeologiche ci informano che il luogo della sorgente doveva essere già oggetto di culto nel III secolo a. C., ma le strutture ancora oggi in situ risalgono al 130-120 a.C. Il tempio italico aveva un fronte con quattro colonne isolate ed avanzate, a formare un pronao, era cioè prostilo tetrastilo. L’ambiente di culto vero e proprio era formato da una cella unica. Il tempio non sorgeva a livello del suolo ma, come è tipico dei templi italici, si trovava al di sopra di un alto podio, di 1.83 m., analogamente ai vicini edifici culturali di Pietrabbondante. Il podio, che ha una base di 10.81 m. di fronte e 17.92 m. di lato, è scandito in quattro fasce sovrapposte: in basso si trova uno zoccolo liscio con al di sopra una cornice a cyma reversa, poi vi è un ampio corpo liscio ed in alto è concluso da una cornice di coronamento di tipo tuscanico. Una scalinata incassata nel podio permetteva l’accesso al livello del pronao e della cella. È facile rilevare, anche per la sezione del podio, una marcata somiglianza al complesso di Pietrabbondante, in particolare al cosiddetto tempio A, nel quale l’unica lieve differenza è la collocazione del profilo tuscanico in basso e della cyma reversa in alto. L’inversione della decorazione del podio tra i templi di Vastogirardi e di Pietrabbondante è un sintomo della libertà compositiva tipica delle opere dell’ellenismo italico del II secolo a. C. Sul retro della struttura vi è un muro di contenimento che isola il podio dal versante della collina e permetteva evidentemente lo svolgimento di processioni lungo il perimetro esterno della struttura. Purtroppo nessuna porzione dell’elevato della cella è conservata in situ, ma tutt’intorno al podio si notano numerosi elementi che hanno permesso l’elaborazione di alcune ipotesi ricostruttive delle volumetrie che le vicende della storia non hanno fatto giungere fino a noi.
Nel corso del Medioevo, il tempio italico vanne sostituita da una piccola Chiesa cristiana dedicata al culto di Sant’Angelo, ad aula unica rettangolare, absidata, della quale oggi rimangono le sole murature perimetrali di fondazione. È interessante rilevare come la Chiesa sia stata collocata, per evidenti ragioni di rapidità ed economicità, al di sopra dei resti antichi, senza cancellarli. Il piano dell’edificio medievale sorge al di sopra del podio antico: la distribuzione del luogo di culto era rimasta la stessa, mutava solo la forma ed il rito. Risulta molto delicato il rapporto compositivo che si instaura tra l’orizzontalità del podio rettilineo e la superficie curva dell’abside dei resti medievali. La sovrapposizione delle due strutture ben evidenzia il concetto sopra espresso ed i lavori condotti dalla locale Soprintendenza, in seguito agli scavi archeologici, hanno opportunamente comportato la conservazione in situ delle evidenze tangibili della storia del monumento. A differenza di altri casi, non si è proceduto all’eliminazione delle strutture medievali, con la conseguente “creazione” di un nuovo manufatto sospeso nel tempo e nello spazio. In questo caso è invece molto evidente la stratificazione di due monumenti molto significativi della storia del Molise. Ulteriore elemento che chiarisce il parallelo tra il nostro comune patrimonio architettonico ed il palinsesto è la denominazione del luogo. Fino al secolo scorso il sito era noto come Sant’Angelo Indiano, come riportato nella documentazione dei locali archivi: una denominazione alquanto strana per l’Alto Molise. La dedicazione della Chiesa medievale a Sant’Angelo è abbastanza semplice da spiegare, soprattutto in relazione ai resti del tempio italico: in molti casi il culto del Santo cristiano si è infatti sovrapposto a quello del dio pagano Ercole, per analogie dei loro attributi e delle loro prerogative. Più particolare è la stratificazione che si nasconde dietro l’aggettivo Indiano. Nel corso degli scavi del tempio italico sono stati rinvenuti vari materiali, tutti riconducibili ad ex voto, tra i quali un’interessante lastrina bronzea con un’iscrizione osca, purtroppo frammentaria, che recita: …staìiùs  / …a]ìnnianùì  / …b]rateìs. Il primo termine rileva il nome gentilizio degli offerenti, evidentemente appartenenti alla famiglia degli Staii, declinato al plurale perché si trattava di congiunti, forse fratelli. La seconda parola indica l’attributo della divinità alla quale era stata effettuata la donazione, mentre la terza parola significa grati e rileva che il dono era un ex voto per grazia ricevuta. È curioso che l’attributo della divinità, ìnnianùì, presenti una singolare assonanza con il termine indiano che, associato al nuovo culto cristiano, è stato tramandato fino al secolo scorso. Anche per la denominazione, dunque, si nota una stratificazione, una sovrapposizione del nuovo sul vecchio, come per i due edifici. È proprio questo l’aspetto più affascinante di questo patrimonio: essere evidenza di un processo di crescita di informazioni, l’essere il risultato di un continuo accumulo di azioni degli uomini, avvenute collettivamente, e non solo il risultato di una estemporanea creazione. (Tratto da: altri ITINERARI, a. III, nn. 5/6, 2005. Guido Licciardi,  Il tempio italico di Vastogirardi.)

Ipotesi di ricostruzione tridimensionale del tempio: