Le Riserve Naturali Orientate di Montedimezzo e Collemeluccio fanno parte delle riserve della biosfera istituite dall’UNESCO nell’ambito del Programma “Man and Biosphere”. In tutto il mondo sono presenti 329 Riserve MAB, in 82 paesi, mentre in Italia tale riconoscimento è stato concesso dall’UNESCO solo a quattro riserve, oltre a quella di Montedimezzo-Collemeluccio: il Parco del Circeo nel Lazio, l’Area del Somma Vesuvio e del Miglio d’Oro, il Cilento e Vallo di Diano in Campania ed il Parco di Diramare nel Veneto, riserva biogenetica marina. Le due riserve molisane rappresentano tuttavia due nuclei separati che distano fra loro pochi chilometri e presentano vegetazioni arboree diverse, essendo caratterizzate l’una da resinose (abete bianco), l’altro da latifoglie (cerro e faggio). Tali nuclei furono ad ogni modo fusi in un’unica riserva della biosfera poiché entrambi ecosistemi forestali seminaturali di particolare interesse sia per le scienze naturali che per quelle umane ed ambientali e rappresentativi dei problemi socio-economici ed agro-silvo-pastorali delle zone interne dell’Appennino centro-meridionale.

Il nucleo di Montedimezzo, ubicato in territorio di Vastogirardi, ha un’estensione di circa 291 ettari e dista una ventina di chilometri dalla riserva di Collemeluccio, in agro di Pescolanciano. Il complesso forestale di Montedimezzo-Feudozzo-Pennataro, esteso per circa 1.170 ettari, di proprietà degli angioini dal 1200, fu acquistato nel 1606 dai Monaci Certosini di Napoli, che lo conservarono fino al 1799 quando, in seguito alle leggi eversive della feudalità e sui beni ecclesiastici, entrò a far parte del patrimonio della Casa Borbonica e, con Regio Decreto n. 981 del 12 giugno 1825, fu dichiarato Reale Riserva di Caccia. Con l’Unità d’Italia fu incamerato dallo Stato che lo affidò in gestione all’ex Amministrazione Forestale (legge n. 376/1906) e trasferito all’Azienda Speciale del Demanio Forestale (1910), che tutt’ora lo gestisce in collaborazione con il Comando Stazione Forestale di Montedimezzo, ad eccezione della Foresta Demaniale Pennataro, pertinenza della Regione Molise dal 1975, e di quella di Feudozzo, rimasta in proprietà della Regione Abruzzo.
La Riserva MAB di Montedimezzo è anche una Riserva Biogenetica, nella quale l’Istituto Sperimentale per la Selvicoltura di Arezzo effettua periodici prelievi di semi, impiegati successivamente per la produzione di postime per rimboschimenti. L’ambiente fisico della Riserva è quello tipico delle zone dell’Appennino interno centro-meridionale, con morfologia piuttosto tormentata e suoli prevalentemente argillosi o fliscioidi (arenarie e calcari marnosi). La riserva si estende su versanti maggiormente esposti a nord-ovest, a quote comprese tra 921 e 1824 metri s.l.m.

LA FLORA
La Riserva di Montedimezzo è un angolo di paradiso dove domina il silenzio assoluto del bosco, mosso solo dal vento, dal volo delle farfalle e degli uccelli. 
La vegetazione è arborea, con prevalenza di cerro (Quercus cerris) e faggio (Fagus selvatica), due specie che predominano l’una sull’altra in funzione della pendenza, dell’altitudine, del substrato pedologico e delle variazioni microclimatiche. Il cerrosi sviluppa prevalentemente su substrati argillosi e marnosi, con condizioni climatiche intermedie e con tolleranza di periodi siccitosi. Le specie arboree della cerreta sono il perastro, il melo selvatico, l’acero campestre, l’acero di monte (Acer pseudoplatanus), mentre gli arbusti più frequenti sono gli stessi presenti a Collemeluccio. Nella fascia del cerro è presente una ricca gamma di specie secondarie che, ove il cerro è rado, assume il ruolo di soprassuolo principale ed è rappresentato da carpino bianco (Carpynus betulus), frassino maggiore (Fraxinus excelsior) e acero (Acer campestre). In tali situazioni, in passato, sono stati eseguiti massicci coniferamenti a prevalenza bianco. Nell’arboreto (Horti colturali) che si sviluppa all’ingresso della riserva, fino alle infrastrutture ricettive, a mo’ di anfiteatro e le cui origini risalgono agli anni Venti, si annoverano molte altre specie sia indigene che esotiche. La faggeta invece, presente a quote più elevate, risulta strettamente adattata alle condizioni climatico-edafiche, piuttosto estreme, che caratterizzano le altitudini superiori ai 1000 metri. In linea generale, si distinguono due gruppi di faggio: uno più basso, che da un limite inferiore variabile tra gli 800 e i 1000 metri, sfuma in uno superiore che si arresta, a partire dai 1500 metri di quota, laddove la faggeta cede il posto alle praterie di vetta. Le faggete d’alto fusto della fascia inferiore si trovano a contatto diretto con i querceti, ma in condizioni di umidità atmosferica maggiori. In questa fascia il sottobosco tipico è costituito dall’agrifoglio, da alcune specie di acero e dal novellame dello stesso faggio. Meno frequenti sono i piccoli frutici, quali la dafne (Daphne laureola). Lo strato erbaceo, anch’esso di norma poco folto, vede come specie più rappresentative il caglio odoroso (Galium odoratum), l’erba fragolina (Sanicula europaea), il ciclamino (Cyclamen hederifolium), il ranuncolo lanuto (Ranunculus lanuginosus). In primavera, quando gli alberi sono ancora spogli, si ha l’effimera comparsa di entità bulbose a fiori appariscenti, quali la scilla (Scilla bifolia), lo zafferano (Crocus neapolitanus) e il bucaneve (Galanthus nivalis).

LA FAUNA
La fauna che vive nel bosco Montedimezzo comprende: cinghiale (Sus scrofa), lepre (Lepus europaeus), tasso (Meles meles), martora (Martes martes), donnola (Mustela nivalis), faina (Martes foina), volpe (Vulpes vulpes), poiana (Buteo buteo), gufo (Asio otus), barbagianni (Tyto alba), scoiattolo (Sciurus vulgaris), ghiro (Myous glis), ghiandaia (Garrulus gfandarius) e molti passeracei.

Nel fiume Trigno e nel torrente Salcitaro vive il gambero di fiume (Austropota-mobios paflipes). Nei recinti di Montedimezzo sono ospitati esemplari di cervidi in difficoltà, a seguito di traumi o infermità, per essere curati opportunamente.

Inoltre nei locali della Stazione Forestale è stato allestito un Centro Visita con un interessante Museo nel quale è possibile osservare alcuni reperti della flora e della fauna caratteristiche del luogo. All’ingresso domina un imponente olmo montano, ultimo grande olmo della foresta, che ricorda ai visitatori la sua imponente presenza e la sua esistenza passata con un cartello che, a mo’ di lapide, cita: “Olmo montano, morto per graffiosi, età 114 anni (1883 -1997), altezza metri 22, diametro centimetri 50”.

IL SENTIERO “COLLE SAN BIAGIO”
Il sentiero didattico autoguidato “Colle San Biagio” è stato ideato allo scopo di avvicinare il pubblico alla conoscenza dell’ecosistema foresta, nelle sue molteplici componenti. In linea con le finalità del progetto MAB, il sentiero vuole anche sottolineare che l’uomo non è elemento estraneo all’ecosistema foresta, ma con le sue molteplici attività lo influenza e ne è influenzato, e che questo rapporto può esplicarsi secondo modalità compatibili con i principi di uno “sviluppo sostenibile”. Il percorso è stato realizzato dal Corpo Forestale dello Stato in occasione dell’Anno Europeo del Disabile ed inaugurato nel mese di luglio 2004. Il sito presenta ricchezza di composizione floristica, di fauna e di storia. Il sentiero è stato reso accessibile anche a coloro che, per ridotte capacità motorie o sensoriali, hanno difficoltà a fruire degli altri percorsi esistenti in foresta. Il percorso è lungo 2060 metri e largo 2, con un dislivello complessivo di 40 metri e pendenze massime del 5%. È anche possibile effettuare un percorso ridotto (940 metri), poiché circa ad un quarto del tragitto è presente una deviazione che reimmette sull’anello principale, a circa tre quarti di esso. Un corrimano continuo di appoggio e di sicurezza è presente sul lato valle lungo tutto il suo sviluppo. Lungo il corrimano sono disposte 32 tabelle informative che illustrano, sia con caratteri visibili che Braille, la flora, la fauna, la geologia, il clima, la storia e le attività antropiche, passate e recenti, nella foresta di Montedimezzo. I visitatori non vedenti, in particolare, possono richiedere, presso il Centro Visita annesso alla Caserma Forestale, una guida in caratteri Braille, completata da disegni in rilievo, che facilita la fruizione del percorso. A loro disposizione troveranno, inoltre, audiocassette o CD-rom forniti con riproduttore/lettore munito di auricolari, con la descrizione delle singole tappe e del quadro generale dell’area. È altresì attivo, a richiesta ed a titolo gratuito, un servizio di elettroscooter per disabili. Lungo il percorso sono dislocati dei meccanismi di allarme che, in caso di emergenza, attivano l’immediato soccorso del Corpo Forestale dello Stato. Nella riserva l’accesso è consentito per fini educativi, oltre che per motivi di studio e vigilanza. Le visite si possono prenotare presso l’Ufficio territoriale per la Biodiversità di Isernia, sito in Via Bellini 8/10 (Telefono: 0865.3935), e presso il Comando Stazione Forestale di Montedimezzo (Telefono e Fax: 0865.940134). L’accesso alla Riserva ed a tutti i servizi è gratuito.